Visti i quasi due mesi di assenza (qui in casa praticamente mi sono rimasti solo una sedia e un computer, tutto il resto è già stipato altrove), offro un pensierino per farmi perdonare da quei cinque che ogni giorno piombano qui più o meno casualmente e non trovano nemmeno il vincitore dello scudetto o la cronaca di un terremoto.
Tra le più belle mani che io abbia mai visto toccare un piano. Il video si potrebbe sottotitolare “zen senza compromessi” oppure “dal giapone con alegria”.
Ne approfitto anche per invitarvi al nostro nuovo spazio per pensieri da emigranti:
http://erdetsikkert.tumblr.com/
È redatto a quattro mani (per ora due, le mie sono un po’ indietro). Il titolo, in lingua burrosa, vuol dire: “È sicuro nuotare qui?”. Tranquilli: giammai esso mi sostituirà Distillerie: semplicemente gli si affiancherà, evitando così di farlo diventare tutto sirenette e biciclette.
Rieccoci con la piccola rubrica dedicata al tempo e alla sua mancanza di pietà.
1977
2011
Mi è bastato questo per farmi perdere ogni già tiepida voglia di commemorare il naineleven. Certo, il look completo/cappellino da baseball non ha aiutato.
Il disonorevole Brunetta sembra avere una cognizione del tempo assai personale.
Anche se non siete fortunati possessori di iPad vi consiglio di guardare questo irresistibile video promozionale con Jason Schwartzman. Poi non datemi la colpa se vi viene voglia di comprarlo e sottoscrivere l’abbonamento al giornale newyorchese: io vi avevo avvisato.
Grazie Antonio.
Tutti sanno che il calcio professionistico è diventato una schifezza planetaria, come del resto tutti gli sport dove girano soldi a palate. A me del calcio non è mai fregato nulla, tranne un periodo durato circa un paio d’anni tra le elementari e le medie. Dopo l’ennesimo scandalo delle partite truccate (stavolta ci sono pure gli ansiolitici nel tè) – per non parlare delle improbabili gite turistiche di Balotelli – questo video mi riporta la leggerezza. In Islanda evidentemente c’è ancora qualcuno a cui interessa giocare.

Dal racconto di Munro Leaf, un elogio della diversità, della solitudine e della delicatezza.
Elliott Smith aveva un toro Ferdinando tatuato sul braccio.
Oggi inauguro una piccola rubrica dedicata al tempo e alla sua mancanza di pietà. Vi pregherei di notare l’inquadratura finale dell’applauso, nel secondo filmato. Cambiano i ruoli? O forse cambiano i cachet?
1977
2011
