VIII. UN CULO ASCIUTTO È LA PRIMA RESPONSABILITÀ DI UN GENITORE.
Ce lo ricordano anche le promozioni al supermercato.
I giornali non hanno fatto altro che parlare del maltempo nelle grandi città, in particolare Roma, dove la neve non ha superato i venti centimetri. Ecco la situazione nei paesi sulle montagne abruzzesi (a circa 700 metri sul livello del mare):
Da quelle parti il freddo non ha mai scherzato. A volte quando ero piccolo nevicava perfino a Pasqua. Insomma, è inverno o ci aspettiamo anche la globalizzazione delle stagioni?
Da qualche tempo mi interessano i viaggi verso il nord, così per caso mi sono imbattuto in una lista di sei cose da fare se un giorno vi viene voglia di andare in Danimarca e mettere a disagio uno (o più) dei suoi abitanti – non si sa mai, nella vita tutto può tornare utile. La cosa interessante è che mi è stata segnalata da un amico di Copenhagen, il quale placidamente commenta: funny ’cause it’s true.
Ecco, la riporto di seguito per sommi capi. L’originale è qui.
1. Chiedere “come stai?”
Pare che i Danesi prendano piuttosto sul serio questa domanda, necessitando di alcuni minuti per rispondervi. Se volete fare gli sbrindelloni e chiedere “hauariu?” tanto per dire qualcosa e poi passare subito ad altro argomento, è probabile che l’interlocutore vi considererà da quel momento in poi come una delle persone meno sincere in circolazione.
2. Parlare la loro lingua.
Si dice che tra tutte le lingue scandinave il danese sia la più difficile da imparare a causa della pronuncia assurda – e che i Danesi ne siano orgogliosamente consapevoli, destreggiandosi impeccabilmente con l’inglese fin da tenerissima età. Perciò l’autrice suggerisce di non lanciarsi in pittoreschi tentativi di conversazione, poiché un danese farà molta meno fatica a esprimersi in inglese piuttosto che decifrare quanto state cercando di biascicare nella sua lingua. Se siete al bar e volete far ammutolire chi vi serve al tavolo, parlategli in danese.
3. Dimenticarsi di segnalare le proprie intenzioni sulla pista ciclabile.
Si sa, la Danimarca è nota per l’enorme traffico di biciclette ed è giusto che ognuno rispetti le regole. Perciò se non segnalate con largo anticipo la volontà di fermarvi o svoltare è assai probabile che innescherete una reazione a catena di insulti. Un danese ha in media una settimana lavorativa di trentasette ore, una paga oraria minima di lusso, un welfare invidiabile e l’università pagata dallo Stato: la vostra negligenza stradale è una delle cose peggiori che possano capitargli.
4. Indossare la tuta da ginnastica in pubblico.
Se avete deciso di vivere in Danimarca, ma proprio non riuscite a rinunciare agli abiti comodi, farete meglio a investire qualche soldo in un cappotto nero per coprire quella merda.
5. Sorridere ai bambini (e ai cani) degli sconosciuti.
Se questa consuetudine sociale è abbastanza comune pressoché ovunque, dovrete ricredervi nella terra dei Lego. Sembra infatti che accarezzare un cane non conosciuto o fare una linguaccia a un bambino annoiato in metropolitana provochi fulminei sguardi sospettosi da parte dei padroni/genitori. Se proprio si vuole creare imbarazzo, oltre alle suddette mosse ci si può spendere in elogi a voce alta (“uh quanto è carino!”). Il divertimento è assicurato.
6. Comportarsi da esseri umani nei supermercati.
I Danesi sono come automi quando si tratta di fare la coda al supermercato. Sarà perché la spesa è una delle poche occasioni in cui sono costretti a una qualche forma di promiscuità e/o contatto visivo. Alla cassa è sufficiente distrarsi un paio di secondi per scegliere le gomme da masticare: subito chi vi sta dietro cercherà in ogni modo di guadagnare terreno, perlustrando impazientemente ogni centimetro davanti a voi. L’autrice suggerisce un buon metodo per guastar loro la giornata: piantarsi in mezzo ai corridoi costringendoli a chiedere “scusi” per passare, mentre li si guarda dritti negli occhi e si ostenta un sorrisone.
Se mi trasferirò lì, saprò confermarvi o smentirvi queste affermazioni. Sempre che qualcuno non tenti di arrampicarsi nel mio retto per far prima alla cassa.




